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Il nostro modo di concepire l'associazionismo culturale PDF Stampa Email
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Nell’articolazione democratica che porta le singole persone a diventare protagoniste della società, l’associazionismo riveste un ruolo fondamentale. Un’associazione è l’espressione di un progetto di donne e uomini che scelgono liberamente di mettersi in gioco per costruire insieme le risposte ai propri bisogni e a quelli della comunità.

L’associazionismo si fa con gli altri e nasce sia dal bisogno di reagire all’isolamento e alla solitudine sia dall’ansia di contare, di essere protagonisti andando oltre il puramente personale. Associarsi produce attenzione reciproca, coesione, legame sociale. Favorisce esperienze di autogestione, esperienze cioè che definiscono i propri obiettivi strada facendo e che, nel fare le cose, praticano/apprendono la democrazia diretta. Nell’associarsi i cittadini assumono il punto di vista dell’interesse generale, l’impegno individuale si trasferisce in un progetto collettivo e diventa così un fatto politico. E noi sappiamo che la politica vera si alimenta essenzialmente di partecipazione, che le soluzioni più efficaci non sono mai quelle calate dall’alto, ma quelle che nascono dalla percezione diretta e condivisa dei problemi.

L’associazionismo agisce nel territorio della comunità locale, che è il terreno privilegiato dove far emergere e sperimentare risposte di qualità sociale protese a costruire dal basso un modello di vita, di lavoro, di relazione che sia dinamicamente adattativo.

Le associazioni culturali non vogliono opporsi o sostituirsi ad altre forme di coinvolgimento e/o di partecipazione sociale, ma, al contrario, promuoverle, favorirne l’integrazione organica sul territorio, evidenziarne i punti di forza cercando sempre di privilegiare ciò che unisce e di favorire una gestione creativa, volta al positivo, di ciò che inizialmente divide.

 

Un’associazione, dunque, mira naturalmente a essere un luogo di:

  • incontro, ascolto, confronto, dialogo, convivialità;
  • sviluppo d’intelligenza sociale, costruzione di senso di appartenenza;
  • elaborazione di chiavi di lettura positive della realtà;
  • esplicitazione di esigenze, disagi, conflitti, desideri, sogni;
  • integrazione organica tra forze vive presenti nel territorio;
  • ricezione e coltivazione d’idee già dallo stato nascente;
  • elaborazione di risposte condivise, progettazione di attività da svolgere insieme;
  • sperimentazione e apprendimento;
  • facilitazione e sostegno d’iniziative utili alla comunità;
  • creazione di un patrimonio sociale in termini di competenze, valori, esperienze, tradizioni.

 

Se ne deduce che, per essere tutto questo, la nostra associazione non può che adottare un atteggiamento laico, nel senso umanista del termine, nei confronti della realtà, un atteggiamento cioè aperto a un dialogo costruttivo con tutti gli uomini di buona volontà e che, proprio in quanto laico, non può identificarsi in alcuna posizione preconcetta di tipo anticlericale o agnostico o ateo o confessionale che sia. In questo senso, le pur preziose “verità” ereditate dal passato non sono mai assunte come statiche, complete e definitive, ma come vive, ovvero in grado di crescere e, talvolta, anche di modificarsi. È una tale laicità, che, secondo noi, può garantire il pluralismo, il rispetto delle differenze, l’ascolto attivo e la valorizzazione di tutto ciò che può concorrere a costruire relazioni vive e autentiche, attive e responsabili.

La cultura, di cui un’associazione così concepita si fa promotrice, è intesa in primo luogo come crescita della persona, in modo libero, privo di materialismo e di opportunismo, attraverso la condivisione di valori e la coltivazione degli esempi e degli stimoli migliori che provengono dalla storia, dalle arti, dallo sport, dalle tradizioni, locali e di tutto il mondo, dalla liberazione della propria creatività.

Ci chiediamo: è ragionevole sperare che questo tipo di associazionismo - autentico “laboratorio di democrazia” - sia sostenuto e valorizzato da tutte le istituzioni che hanno a cuore la vera partecipazione dei cittadini nel fare politica?